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La Notte

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte.  Mai dimenticherò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.» (E. Wiesel)

In un non-luogo, in una dimensione senza tempo, le vite di persecutori e vittime si intrecciano e, giorno dopo giorno, si spogliano della loro umanità. Ad Auschwitz il dolore innocente ebbe il volto particolare di milioni di ebrei, di zingari, di slavi, di omosessuali e di resistenti politici.

 Ad Auschwitz l’umano fu annientato in quanto volto diverso dal nostro.

Per questo il messaggio che ne viene oggi, la terribile lezione di quel luogo si fa universale.

Come scrisse Primo Levi che all’inferno di Auschwitz sopravvisse e ne rese altissima testimonianza:

L’odio nazista , forse, non possiamo capirlo, ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

Uno spettacolo per rivivere la pagina più buia del nostro recente passato, perché meditare su quanto è avvenuto è un dovere di tutti.

Di seguito, presentiamo anche un piccolo “dizionario della Shoà” , al quale seguirà anche una breve spiegazione della religione ebraica e di alcune sue “parole chiave”.

E’ un compendio che, oltre a facilitare la comprensione dello spettacolo, può offrire spunti per approfondire questi argomenti in classe.

con

Leonella Musitano, Monica Gilardetti e Mauro Bonomelli

Regia di FabioTedoldi

Le parole della Shoà

Antisemitismo

Il termine antisemitismo, inteso come sinonimo di pregiudizio razzistico verso gli ebrei, deriva da una concezione ormai superata che divideva la popolazione mondiale in due principali ceppi ai quali erano attribuiti i nomi biblici dei tre figli di Noè: Sem, Cam e Jafet. In questa divisione gli ebrei, insieme agli arabi, erano inseriti nel gruppo dei semiti. Storicamente le prime forme di antisemitismo si sono manifestate all’interno della tradizione cristiana, che ha attribuito agli ebrei la responsabilità della morte di Cristo. Questo non significa che le autorità ecclesiastiche abbiano ispirato il razzismo antisemita, che spesso hanno invece duramente condannato. Nella Germania di Hitler, l’antisemitismo sfociò nello sterminio pianificato degli ebrei in tutti i territori europei occupati di tedeschi fra il 1939 e il 1944.

Ariana

Si dicono ariane le popolazioni che, in epoca preistorica, abitavano l’Europa centro-settentrionale e che, secondo alcune teorie, avrebbero diffuso l’uso delle loro lingue fino all’India (da qui il termine indo-europeo ariano).

Armata Rossa

Con questo nome si indicava l’esercito sovietico, entrato in guerra a fianco degli Alleati dopo l’aggressione di Hitler alla Russia.

Auschwitz

È il nome di una cittadina polacca nei cui pressi fu costruito dai tedeschi uno dei più grandi ed efficienti campi di sterminio per i nemici del nazismo: vi furono uccisi milioni di prigionieri, soprattutto ebrei.

Campo di Dachau

Fu il primo campo di concentramento nazista, sorto vicino alla città di Monaco, in Baviera.

Ceppo

La parola ceppo si usa per indicare il capostipite di una famiglia, l’origine di una stirpe: secondo i nazisti le SS, selezionate accuratamente, dovevano garantire una discendenza di pura razza ariana, capace di migliorare le caratteristiche generiche della specie umana.

Croce uncinata

Detta anche svastica, è una croce i cui bracci sono ripiegati all’estremità in modo da formare un angolo retto, un uncino. In Oriente la Croce uncinata era un antico simbolo magico-religioso, usato in particolare per indicare il corso del sole. I nazisti la assunsero come loro emblema.

Deportato

Si definisce così una persona che, dopo essere stata privata dei diritti civili e politici, viene allontanata dalla propria casa e costretta a vivere in un logo lontano sorvegliato.

Führer

In tedesco questa parola significa guida e divenne il titolo personale di Hitler, che si presentava agli occhi del mondo come colui che avrebbe guidato la Germania verso un futuro radioso.

Gestapo

Era il nome della polizia politica segreta del nazismo (Gehime Staats Polizei), particolarmente temuta per i suoi metodi feroci e per la crudele freddezza dei suoi uomini.

Heil Hitler

“Viva Hitler”: questa espressione era usata come saluto sia dai militari sia dai civili nella Germania nazista.

Himmler

Heinrich Himmler (1900-1945) era l’organizzatore e il comandante supremo delle SS e della Gestapo, oltre che il responsabile del funzionamento di tutti i campi di sterminio tedeschi. Divenne ministro degli Interni della Germania nazista.

Hitler

Adolf Hitler (1889-1945) era il capo del Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi; tra il 1933 e il 1934 riuscì ad accentrare nelle sue mani tutti i poteri, instaurando in Germania la dittatura nazista.

lsrael

Questo è uno dei più classici nomi ebraici maschili; Sara è il più popolare nome femminile.

Kapo

Il sorvegliante delle squadre di lavoro nei campi di concentramento. Erano quasi sempre un prigioniero o una prigioniera disposti o costretti a collaborare.

Lager

In tedesco la parola significa semplicemente “campo” ma, dopo la seconda guerra mondiale, essa è diventata tristemente sinonimo di “campo di sterminio”.

Nsdap

La sigla indica il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi.

Razza

Il termine razza indica l’insieme degli individui di una specie animale o vegetale che si differenziano da altri gruppi della stessa specie per caratteri ereditari. Il primo ad applicarlo ai tipi umani in un contesto scientifico sembra essere stato il biologo francese Georges-Louis Buffon (17071788), che pubblicò una monumentale Storia naturale per classificare le specie viventi, inclusa quella umana. In seguito, la divisione della specie umana in base a presunti caratteri razziali ha trovato un ampia diffusione e ha alimentato lo sviluppo delle ideologie razziste nella seconda metà dell’Ottocento. Bisogna però dire anche che l’uso del concetto di razza nella classificazione dei tipi umani non significa automaticamente l’adesione a una concezione razzista. Questa infatti comporta che alle differenze tra razze si associno giudizi di valore che ne definiscono alcune inferiori ad altre. La biologia e l’antropologia contemporanee, tuttavia, tendono a non fare uso del termine razza, perché esso genera confusione e induce a dare un’eccessiva importanza ad alcune differenze somatiche (come ad esempio il colore della pelle). Attualmente gli studi antropologici sottolineano piuttosto le differenze (e non le superiorità o le inferiorità) culturali e ambientali, che non hanno, ovviamente, alcuna origine genetica. Si definiscono razziste tutte le forme di pregiudizio in base alle quali un certo gruppo umano avrebbe caratteri psicologici, intellettuali, culturali, comportamentali giudicati inferiori e trasmessi in modo ereditario. Il razzismo è stato quindi spesso, nella storia, una delle forme con cui si è giustificata l’oppressione di alcuni uomini su altri. Così, ad esempio, nella Grecia antica, alcuni individui venivano considerati “per natura” schiavi, e quindi costretti a lavorare per coloro che invece erano “per natura” liberi. Nello stesso modo, ai tempi della conquista dell’America, illustri teologi cattolici spiegavano che gli abitanti del Nuovo Mondo non potevano essere considerati uomini a pieno titolo, e pertanto era lecito ridurli in schiavitù. In tedesco significa: quello di Hitler era il Terzo Reich, dopo il Sacro Romano Impero Tedesco (962-1806) e il Secondo Reich, nato nel 1871 con l’unificazione della Germania ad opera della Prussia. Alfred Rosenberg (1893-1946) fu un propagandista e teorico nazista, che propugnò nei suoi libri la teoria della razza pura nordica.


SA

È la sigla tedesca delle “squadre d’assalto” naziste, che si erano formate a partire dal 1921 in Baviera e poi in tutta la Germania. Il loro obiettivo era quello di spargere il terrore tra gli oppositori politici del regime e tra gli ebrei: nel 1934 esse furono definitivamente sostituite dalle SS, a fianco delle quali si erano occupate della formazione e della “protezione” dei primi campi di sterminio.

Scienze razziali

Sotto il nazismo si insegnava questa materia nelle scuole allo scopo di inculcare nei ragazzi la convinzione della superiorità della razza tedesca su tutte le altre. La disciplina si basava su dimostrazioni e su principi del tutto arbitrari.

Selezione

La selezione è la “scelta”. Nei campi di sterminio le selezioni periodiche servivano a individuare i prigionieri ancora sani (che quindi potevano lavorare) mentre quelli malati e debilitati venivano uccisi.

SS

Questa sigla indicava le “squadre di protezione” (Schutzstaffen) del partito nazista, note per la loro assoluta dedizione al regime. Erano formazioni militarizzate che, inizialmente, avevano compiti di polizia, mentre, dopo lo scoppio della guerra, furono utilizzate come unità combattenti.

Stella di Davide

La stella a sei punte è uno dei simboli dell’ebraismo: i nazisti imposero agli ebrei, già prima della deportazione nei campi di concentramento, di cucirne una di stoffa gialla su tutti i vestiti, per poterli riconoscere immediatamente. Dopo gli arresti in massa, gli ebrei continuarono a essere contraddistinti dagli altri prigionieri grazie alle stelle gialle cucite sulle toro tute da lavoro.

Stella nera

Le “categorie” da sterminare nei campi di concentramento nazisti erano molte: accanto agli ebrei, di granlunga i più numerosi, vi erano i testimoni di Geova, gli apolidi, gli zingari, gli omosessuali, i nemici politici, gli asociali, i delinquenti comuni. La stella nera contraddistingueva gli individui “asociali”.

Stella rossa

Nei Lager la stella rossa contraddistingueva i nemici politici del Reich, arrestati per le loro idee antinaziste. L’ebreo che fosse detenuto anche per motivi politici, portava una stella gialla e rossa

Zyclon B

Nell’autunno del 1941, in occasione dell’assenza del comandante di Auschwitz, il vice Fritzsch, utilizzò su un gruppo di prigionieri russi il gas Zyclon B, un preparato di acido prussico, provocando la morte immediata di tutti i prigionieri.

Lo Zyclon B, veniva utilizzato correntemente per la disinfestazione dai parassiti ad Auschwitz dalla ditta Tesch & Stabenow. Nei primi tempi, questo gas velenoso, veniva utilizzato dai tecnici della ditta, poi con una adeguata preparazione venne utilizzato dal personale sanitario del campo.

Lo stesso Fritzsch si considerò apertamente l’ideatore dell’uso del Zyclon B per la gasazione di massa, e l’inventore delle camere a gas di Auschwitz.

Cenni di storia e religione ebraica

La storia degli ebrei inizia, come racconta il libro della Genesi, circa 4000 anni fa, quando Dio si rivelò ad Abramo e stipulò con lui un patto dicendo: «Va’ nel paese che ti indicherò... farò di te una grande nazione.., in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo, per la sua fede assoluta in Dio, è un modello per tutti i credenti ed è considerato padre nella fede anche dai cristiani e dai musulmani. Questa alleanza è stata rinnovata da Dio diverse volte nella storia di Israele, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà per il popolo ebraico, come ad esempio sul monte Sinai.

Gli ebrei sono quindi gli eredi dell’alleanza di Dio con i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe; quest’ultimo è in particolare il capostipite del popolo ebraico, tanto che il nome datogli da Dio, Israele, viene usato per indicare tutti i suoi discendenti, appunto il popolo di lsraele.

La Torà, termine che si può tradurre con “insegnamento”, è formata dai primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitino, Numeri e Deuteronomio. Questi libri raccontano l’origine dell’umanità e del popolo ebraico fino alla morte di Mosè; in particolare sono molto importanti le pagine che contengono i precetti rivelati da Dio a Mosè sul monte Sinai, fra i qali anche i dieci comandamenti. La Torà costituisce la pienezza della rivelazione di Dio, per questo, per un ebreo, il primo dovere è conoscere e rispettare la Torà.

Il testo della Torà viene letto e cantato;viene inoltre diviso in 54 parti e ogni sabato ne viene letta una: in questo modo in un anno si legge tutta la Torà.

Il Talmud (Studio) è un altro testo di fondamentale importanza. Si tratta di una raccolta monumentale che riporta le discussioni rabbiniche sulla Torà avvenute nei secoli: è convinzione per il popolo ebraico che tutto nella Torà abbia un senso, anche il più piccolo dettaglio, e per questo occorre cercarne il significato profondo per riuscire a rimanervi fedei in ogni luogo e in ogni situazione di vita.

Ebrei e cristiani hanno in comune gran parte del Primo testamento, la parte cioè della Bibbia che racconta quanto è avvenuto prima della nascita di Gesù. Per gli ebrei comunque la parte piùà importante è quella della Torà. Dio è uno solo: unico, creatore, onnipotente e giudice e, per i cristiani, è anche padre di Gesù.

Il Cristianesimo ha le sue radici nell’ebraismo. Gesù stesso e i suoi discepoli erano ebrei. Il popolo ebraico però non ha riconosciuto in Gesù la figura del Messia ed è ancora in attesa di un’era messianica, cioè un tempo di pace, un mondo migliore e giusto, in cui si realizzeranno le profezie con il contributo di tutta l’umanità per una pace vera.

La preghiera quotidiana si svolge in tre momenti: il mattino, il pomeriggio e la sera. Caratteristica della preghiera ebraica sono le “diciotto benedizioni”, che son una grande azione di ringraziamento per tutti i doni di Dio.

Un ebreo durante la preghiera indossa la Kippà, il Tallet e i Teffilin.

La kippà è il copricapo tipico che un ebreo porta in testa quando prega e quando studia in segno di timore del cielo

Il tallet è lo scialle della preghiera. E di tessuto bianco con strisce scure ed è munito ai quattro angoli di frange intrecciate ritualmente che ricordano all’ebreo i comandamenti divini.

I tefillin (in italiano filattèri) sono due piccole scatole di cuoio tinto di nero che contengono alcuni brani della Bibbia scritti a mano su piccoli rotoli di pergamena. I tefillin sono fissati a una cinghia di cuoio e vengono legati alla fronte e al braccio sinistro per indicare che sia l’intelletto che l’azione sono al servizio di Dio.

La mezuzà, come i tefillin, contiene alcune preghiere; ricorda all’ebreo i propri doveri sia nell’entrare che nell’uscire di casa ed è collocata sugli stipiti di tutte le porte della casa esclusa quella del bagno.

Lo Shemà Israel (cioè Ascolta Israele), molto caro agli ebrei, contiene il fondamento della fede ebraica, infatti recita: “Ascolta Israele, l’Eterno è il nostro Dio, l’Eterno è Unico». E’ tratto da un passo della Bibbia (Dt 6,4—9) e viene recitato nella preghiera quotidiana del mattino e della sera con profonda reverenza.

Lo Shemà lsrael inoltre è il primo testo che viene insegnato ai bambini e viene anche recitato durante gli ultimi istanti della vita.

Il cibo kasher è conforme alle regole prescritte dalla Torà, in particolare dal libro del Levitico. Oltre alla proibizione di mischiare il latte e la carne, sono vietati alcuni cibi tra cui maiale, cavallo, coniglio, rapaci e molluschi. La macellazione rituale (a cui si rifà anche quella della tradizione islamica) consiste nell’eliminare il più possibile il sangue dalla carne, perché è considerato il principio della vita. Per gli ebrei queste prescrizioni sono un modo per santificare la mensa, perciò vengono accettate con fiducia e in spirito di obbedienza a ciò che Dio ha detto.

Lo Shabbat (riposo) prevede l’astensione da ogni lavoro ed è dedicato allo studio, alla preghiera e alla famiglia per sottolineare che il mondo e il tempo non appartengono all’uomo ma a Dio. Il sabato quindi è l’occasione per riflettere sull’essenziale, sulla creazione, sull’alleanza e sull’aldilà, di cui il riposo sabbatico è già l’anticipazione.

La gioia del sabato è così grande che gli ebrei, per considerare conclusa la giornata, attendono fino alla comparsa delle prime tre stelle nel cielo. Con la preghiera dell’Havdalà la famiglia celebra la fine del sabato, chiedendo a Dio di benedire il lavoro della nuova settimana. La preghiera è pronunciata su un calice divino, su una particolare candela a forma di treccia (simbolo dell’unione familiare) e su sostanze profumate: questo rito rappresenta simbolicamente una consolazione per il fatto che

il sabato ‘e finito.

La Sinagoga significa “casa di riunione”. Non è soltanto un luogo di preghiera, ma anche di istruzione e di studio della Torà. Non ci sono immagini perché secondo la tradizione ebraica, come anche secondo quella musulmana, Dio non è raffigurabile.

Nelle chiese invece ci sono immagini sacre perché, per i cristiani, Dio si è reso visibile in Gesù.

Il Rabbino (la parola significa «maestro») è il responsabile della comunità nella quale è incaricato dell’insegnamento e della predicazione; non è però un sacerdote. Ogni uomo della comunità che abbia raggiunto la maturità religiosa può, se è in grado, fungere da officiante; soltanto il rabbino può invece commentare la Torà o fare un discorso.

Il calendario ebraico è in parte lunare e in parte solare. Inizia dalla creazione del mondo, secondo una data convenzionale in base alla quale il 2005 corrisponde all’anno 5765.

Le feste sono tutte ispirate ai grandi eventi del Primo Testamento, ma hanno anche un valore storico e agricolo. Le più importanti sono quella di Pesach (Pasqua), Shavuot (Pentecoste) e Sukkot (festa delle Capanne). Durante la festa di Shavuot si commemora il dono della Torà, si decorano di fiori la casa e la sinagoga e durante la notte si studia la Torà. Come nella festa di Pesach vi sono le radici della Pasqua, così dalla festa di Shavuot deriva la Pentecoste cristiana.

L’Haggadà shel Pesach è il racconto (Haggadà) che narra i prodigi che Dio ha compiuto per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto (Pesach significa letteralmente «passò oltre»). Non è semplicemente un ricordo, perché durante la festa ogni ebreo rivive l’uscita dall’Egitto come se lui stesso fosse liberato. Tutta la cena pasquale rappresenta anche un grande insegnamento tramite le domande che, secondo il rituale, i bambini rivolgono agli adulti.

Il Tempio di Gerusalemme fu costruito nel 960 a.C. per contenere l’Arca dell’Alleanza. Era una costruzione grandissima e sontuosa, ma dopo qualche secolo questo primo Tempio fu distrutto dai babilonesi. Fu poi ricostruito da Erode il Grande nel corso del I sec. a.C., finché non venne definitivamente abbattuto dai romani nel 70 d.C. Oggi del Tempio rimane solo una parte del muro occidentale, denominata “Muro del pianto”, che è diventata il simbolo delle vicissitudini del popolo ebraico oltre che importante luogo di preghiera.

Anche se il Tempio è stato distrutto, Gerusalemme per gli ebrei rimane la città del Tempio e come tale rappresenta l’unità politica e religiosa di Israele.

Di seguito, una breve nota sulla preghiera del Kaddish, di cui si fa esplicito riferimento nello spettacolo.

Il Kaddish in origine era il commiato che l'insegnante rivolgeva ai suoi discepoli dopo aver concluso la sua lezione, e nel quale si esaltava la grandezza di Dio e si esprimeva la speranza di un rapido avvento del Messia. In epoca successiva il Kaddish fu recitato anche dalle persone in lutto, che trovarono in esso espressioni e motivi di consolazione e di conforto.

E' una preghiera che recitata con amore e venerazione nel corso dei secoli, ha sempre sottolineato la volontà del popolo ebraico di mantenere vivo il proprio caratteristico ed essenziale dialogo con Dio.


Sia magnificato e santificato il Suo grande nome, nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà, venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza e quella di tutto il popolo d'Israele, presto e nel più breve tempo.

Sia il Suo nome grande e benedetto per tutta l'eternità. Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato, celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto. Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione, e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo.